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SCARICA IL FILM LA CUSTODE DI MIA SORELLA


    Contents
  1. La custode di mia sorella [HD] (2009) – Streaming ITA HD CB01 Cineblog
  2. La custode di mia sorella
  3. My sister’s keeper: la custode di mia sorella
  4. Pin on locandine film

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Questo glossario minimo intende chiarire alcune delle questioni da esse implicate affinchè si possa meglio comprendere il film e valutarne il profilo bioetico. Medico e paziente non si trovano, infatti, in una condizione paritaria: da un lato, per la diversa condizione esistenziale dovuta alla malattia che mette in crisi la quotidianità del paziente, costringendolo ad un difficile riorientamento della sua personale gerarchia dei beni; dall altro, per l effettiva disparità di conoscenze che rende il medico detentore di un sapere cui il paziente non medico ha difficilmente accesso in modo critico.

Paternalismo medico: rimanda all immagine del medico come buon padre di famiglia che conosce il bene dei suoi figli ed è in grado di provvedere e decidere per loro. In questo modello l asimmetria è fortemente accentuata e si determina uno sbilanciamento che sottrae al paziente la capacità di comprendere la propria condizione di salute e, quindi, di decidere in merito ai trattamenti.

La centralità assunta nelle prassi sanitarie dal processo del consenso informato vedi voce ha spinto per un forte ridimensionato di questo modello, e vi sono autori che non a caso parlano di un paternalismo moderato per salvaguardare sia l autonomia responsabile del paziente, sia le competenze e le peculiarità della professione medica.

Contrattualismo: al centro vi è una radicalizzazione del principio del rispetto dell autonomia del paziente. La relazione viene pensata come un rapporto nel quale i contraenti, autonomi, uguali ed aventi il medesimo potere di negoziazione, guardano alla dimensione giuridica del contratto, confidando che esso possa portarli ad una condizione di simmetria -in realtà comunque irraggiungibile.

La custode di mia sorella [HD] (2009) – Streaming ITA HD CB01 Cineblog

L'informazione costituisce una parte essenziale del percorso terapeutico e mira a rendere effettiva l alleanza terapeutica, come sottolineato dal documento del Comitato Nazionale di Bioetica Informazione e consenso all atto medico che appunto, sin dal titolo, evidenzia il vero significato del consenso informato. Va notato che la locuzione potestà genitoriale è stata recentemente sostituita nel Codice Civile con l espressione responsabilità genitoriale.

Anche la proposta terapeutica, infatti, come tale è aperta sia all assenso sia al dissenso di colui che la riceve. Storicamente assume centralità con il Processo di Norimberga che ha condannato le pratiche disumane della medicina nazista, vale dunque come difesa dai possibili abusi della professione medica e dal punto di vista etico è formulabile come il dovere di non intervenire sul corpo del paziente senza il suo consenso.

Nell ambito della sperimentazione farmacologica il diritto di rifiutare i trattamenti ribadisce il divieto di usare le persone per scopi scientifici e di ricerca che non siano concretamente e direttamente finalizzati anche al bene della stessa persona malata: per quanto il 4 paziente sia lo strumento attraverso cui si vengono a scoprire nuove terapie, mai deve essere inteso infatti come una cavia.

Più generalmente il diritto in questione indica la possibilità, a volte drammatica, riconosciuta al paziente, di decidere di non sottoporsi a trattamenti medici, anche qualora fossero salva-vita.

Dal punto di vista etico, tale diritto si giustifica, anche, per il fatto che la salute non è il bene ultimo della persona al quale debbano essere sacrificati tutti gli altri beni. Accettare la morte, rifiutando dei trattamenti, significa riconoscerne l inevitabilità e sottrarsi al rischio di cadere in un vitalismo ad oltranza.

Se nell accettazione si continua a riconoscere il valore della persona umana malgrado la malattia, nella rassegnazione, invece, sorge una svalutazione della vita personale perché malata, inferma, dipendente o morente. Qualunque sia la fattispecie di rifiuto dei trattamenti, in ogni caso non è mai possibile confondere tale diritto con l eutanasia vedi voce o il suicidio assistito vedi voce.

È doveroso, quindi, da parte del medico, non effettuare alcun accanimento terapeutico. La decisione di sospendere o non iniziare i trattamenti fa, dunque, impropriamente riferimento a criteri di natura extra-clinica.

Katherine "Kate" Fitzgerald è la sorella maggiore di Anna, malata di leucemia promielocitica acuta dall'età di 2 anni. Ha trascorso gran parte della sua giovane vita dentro e fuori gli ospedali sottoponendosi a numerose e dolorose cure. Ama il balletto e adora guardare le soap opera , sognando una relazione romantica.

La custode di mia sorella

Jesse Fitzgerald è il fratello maggiore di Anna e Kate, egli si sente inutile non potendo contribuire alle cure della sorella, non essendo compatibile. Jesse manifesta questo disagio con atti di piromania e abusando di droghe. Sara Fitzgerald è la madre di Anna, Kate e Jesse. Ama in modo viscerale i figli, nonostante abbia più attenzioni per Kate.

My sister’s keeper: la custode di mia sorella

La donna è un ex avvocata e quando la figlia Anna inizia una battaglia legale per la sua emancipazione medica decide di rappresentarsi da sola. Egli lavora come pompiere ed è appassionato di astronomia.

Campbell Alexander è l'avvocato che si prende a cuore la vicenda di Anna, rappresentando la ragazzina pro bono publico. Con pazienza e dolore, per tentare di curarla, la ragazzina si sottopone a sacrificare il proprio sangue, il proprio midollo spinale, le proprie cellule staminali.

Avrà dodici, tredici anni, troppo pochi per capire le proprie autentiche motivazioni, i veri rancori: ma è la sorella malata a guidarla, a unirsi a lei in una identificazione parziale che diventa totale. Un film che parla della vita, del rapporto con la morte, del rapporto con la malattia e fa riflettere su cosa è giusto e cosa non è giusto fare per sconfiggere una malattia.

Pin on locandine film

Attori bravissimi tutti. Cameron Diaz si conferma una brava attrice addatta a molti e disparati ruoli. E' ovvio che non è una commedia, parla della morte dall'inizio alla fine!

Non è immune da cliché ma è una costruzione di grande intensità, con trama e azione in fondo minimali. Arrivata a 11 anni Anna si oppone, si sente sfruttata, e quando le viene chiesta la donazione di un rene, decide di chiedere assistenza legale ad un avvocato per avere l'emancipazione medica.

I genitori vengono chiamati in causa, mentre Kate peggiora e viene ricoverata in ospedale. Sara non si arrende e riprende la sua attività di avvocato per impedire ad Anna di ottenere l'emancipazione medica.

Kate, nel frattempo, ricorda i momenti della sua malattia sentendosi anche in colpa per alcuni episodi come la scoperta della dislessia del fratello maggiore che viene trascurato dai genitori perché tutte le attenzioni sono per lei, o le sofferenze a cui è sottoposta Anna stessa; infine, tutti i sacrifici e le rinunce della sua famiglia.